Rigenerazione Urbana e PNRR

per ridurre l’emarginazione e il degrado sociale: staremo a vedere

Panorama di Milano - Rigenerazione Urbana e PNRR

Articolo di

Categoria

Urbanistica

Pubblicato il

20 Marzo 2023

Il programma di rigenerazione urbana e PNRR ha dato il via a molte iniziative e progetti finalizzati alla riqualificazione di piccoli borghi, città e metropoli, stanziando un fondo di 3,3 mld di euro.

Nella Missione 5 “Inclusione e coesione” – Componente 2 “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore”, si legge che l’investimento 2.1. “Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale” è finalizzato a fornire contributi ai Comuni per investimenti nella rigenerazione urbana, al fine di ridurre le situazioni di emarginazione e degrado sociale nonché di migliorare la qualità del decoro urbano oltre che del contesto sociale e ambientale.

L’investimento riguarda diverse tipologie di azione, quali:
  

  • la manutenzione per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione di aree pubbliche e strutture edilizie pubbliche esistenti a fini di pubblico interesse. Si include anche la demolizione di opere abusive e la sistemazione di aree di pertinenza;
  • il miglioramento del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche attraverso la ristrutturazione edilizia di edifici pubblici, finalizzato allo sviluppo di servizi sociali e culturali, educativi e didattici, o alla promozione di attività culturali e sportive;
  • interventi per la mobilità sostenibile.

L’obiettivo del piano è soprattutto combattere l’emarginazione e il degrado sociale accentuati dalla situazione pandemica. Il piano inoltre guarda a strategie tese a migliorare il sistema infrastrutturale del Paese, promuovendo la mobilità sostenibile; guarda inoltre alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e promuove i luoghi di cultura e il patrimonio storico-artistico.

Una rigenerazione urbana ad ampio raggio che abbraccia i piccoli centri, fino ad arrivare alle città metropolitane.

Gli obiettivi fissati per il 2026 sono molto chiari:

  • rigenerare dal degrado e dall’emarginazione sociale almeno 1 milione di metri quadrati in 300 comuni con più di 15mila abitanti;
  • riqualificare 3 milioni di metri quadrati di periferie in 14 città metropolitane;
  • completare 10 progetti di rigenerazione per l’inclusione sociale con il sostegno di un Fondo dedicato, gestito dalla Banca Europea degli Investimenti;
  • recuperare almeno 200 beni confiscati alle mafie da destinare a nuovi spazi di aggregazione e di abitazione.

Una grossa opportunità per tutto il territorio Nazionale che in seppur pochissimi anni è chiamato ad agire concretamente ristrutturando edifici pubblici e riqualificando aree degradate, non solo per dare nuova linfa alle città, ma anche per migliorare la coesione e l’inclusione sociale.

Si attende quindi il 2026, anno in cui si vedranno i frutti di questo enorme investimento. Sono già in atto azioni che puntano non solo alla ristrutturazione del patrimonio pubblico e alla demolizione degli edifici abusivi, ma anche al miglioramento della qualità della vita dei cittadini attraverso il potenziamento dei servizi rivolti ad esso, la promozione di una mobilità sostenibile e di attività culturali e sportive negli spazi recuperati.

Rigenerazione Urbana e PNRR. Vista panoramica di Vernazza
Vista panoramica di Vernazza, Italia – Foto di Benjamin Jopen su Unsplash


Per quanto il piano sia una grande occasione per il Paese, esso presenta un’altra faccia della medaglia causata soprattutto da un lato dall’aver puntato sulle competenze locali e dall’altro sull’aver puntato sulla quantità piuttosto che sulla qualità degli interventi.
Tutto è affidato alle capacità territoriali di attirare finanziamenti. Il rischio è che chi è già virtuoso, lo diventi ancor di più, lasciando alle spalle quei paesi e quei territori già in difficoltà. Nonostante il PNRR promuova il riequilibrio delle differenze, promuovendo parità economica, sociale e civile, di fatto rischia di premiare chi già oggi è più attrezzato e più abile, proprio perché il piano punta sulle competenze locali in un’Italia in cui circa 8mila comuni non hanno parità di competenze e risorse. Il rischio è un forte accentramento di finanziamenti e un’accentuazione del divario già esistente sul territorio Nazionale.

Per ciò che riguarda l’essersi affidati alla quantità e non alla qualità rischia di creare meravigliosi contenitori all’interno per i quali non è stato immaginato un piano strategico di gestione integrata.
Solo per fare due esempi su tutti, ciò porterà le scuole a dotarsi di beni e strumentazioni all’avanguardia, senza aver immaginato la rimodulazione e l’innovazione del servizio scolastico e del sistema educativo; creerà numerose residenze Assistenziali per Anziani che si configureranno come isole totalmente separate dal contesto urbano, in contraddizione con una domanda di maggiore apertura e integrazione fra le generazioni.

Ciò che emerge chiaro è che ancora una volta non si punta sulle comunità e sulle relazioni comunitarie che di fatto sono la vera spinta e linfa della rigenerazione, ma con una linea che sa di nostalgia da boom edilizio, si punta ancora una volta alla costruzione, agli interventi tangibili e al mattone.

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