Il progetto e l’allestimento museale

L’evoluzione del museo dalle origini ai giorni nostri

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Pubblicato il

09 Febbraio 2020

Il museo viene considerato una tipologia edilizia a tutti gli effetti ed ha subito variazioni considerevoli nel corso della storia. È possibile suddividere in fasi il suo sviluppo: il primo periodo risale al XVII secolo, quando non era ancora diffusa l’istituzione vera e propria del museo ma si soleva aprire ad un pubblico ristretto le porte delle dimore nobiliari che ospitavano raccolte pittoriche e sculture private. È solo tra la fine del 1700 e il 1800 che, in seguito alla Rivoluzione Francese, nasce l’esigenza di rendere pubblici i beni culturali sottratti alla classe nobiliare, collocandoli in luoghi ideati a tal fine. Vengono così progettati i primi musei con l’intento di istruire ed informare un bacino di utenza maggiore rispetto a quello del passato. Con il trascorrere degli anni, tali edifici si espandono ospitando un numero sempre maggiore di opere e reperti storici. È così che si arriva alla progressiva implementazione di sale espositive e di spazi di servizio dedicati all’accoglienza ed all’interazione degli utenti.

La terza fase di sviluppo prevede la nascita del museo contemporaneo, concepito come luogo di osservazione, istruzione ed esperienza plurisensoriale. È importante puntualizzare come nel corso del tempo cambi l’utenza e le esigenze che la legano ai luoghi espositivi. Per questo motivo, il museo non viene più concepito come contenitore di opere solo da osservare ma come luogo dove istruirsi ed interagire con esse. La diretta conseguenza consiste nel progressivo cambiamento del progetto degli spazi e delle componenti, studiate sui bisogni mutevoli di un pubblico sempre più curioso. A tal proposito, è importante specificare come l’organizzazione e l’allestimento museale costituiscano un fattore complesso: cambiano a seconda del tempo, della location, della tematica, del tipo di esposizione e del pubblico a cui sono destinati. Tuttavia, vi sono alcune regole progettuali che possono essere considerate universali al fine di ottenere un risultato di successo. Il primo aspetto da considerare è rappresentato dal contesto e dall’edificio in cui si colloca la mostra. Le dimensioni, l’accessibilità e le caratteristiche del luogo in cui sorge la sede espositiva, sono elementi di fondamentale importanza che vanno studiati e conosciuti per poter dare inizio all’iter progettuale. Infatti, differentemente dal passato, oggi si è più attenti allo stato d’animo del visitatore con l’obiettivo di coinvolgerlo e non annoiarlo. È bene considerare momenti di “pausa” dalla visita, attimi in cui lo sguardo viene distolto dall’opera e si posa sull’ambiente o sulle aperture che si affacciano sul contesto esterno. Per questo motivo ad esempio, qualora una finestra possa offrire una vista piacevole andrà sfruttata per la sosta, mentre nel caso contrario potrà essere filtrata con pannelli espositivi o didascalie esplicative.

Se ci si trova in edifici di grande pregio, il museo potrà diventare anche “museo di sé stesso” grazie ad una lettura ambientale delle componenti interne come pavimenti, soffitti o scale. Risulta quindi chiaro come sia indispensabile tenere in considerazione le caratteristiche del luogo e la consistenza architettonica e storica dell’edificio che ospita la mostra e come sia importante trasmettere al meglio tali informazioni al pubblico che visiterà il luogo. Quest’ultimo è considerato attore di vitale importanza per il progetto stesso del museo: a seconda del target dei destinatari della mostra, andranno studiati i percorsi, l’ordine espositivo, la posizione delle opere ed assicurato il confort termico, acustico e visivo. Inoltre, di primaria importanza è l’accessibilità, garantita grazie alla totale assenza di barriere architettoniche. Al fine di ottenere una corretta interazione del pubblico con gli spazi museali, occorre analizzare e progettare al meglio le attrezzature espositive. Non si tratta solo delle strutture fisiche atte ad ospitare gli oggetti esposti, ma di tutti quei sistemi multimediali ed interattivi finalizzati a restituire una vera esperienza vissuta agli avventori.

Suoni, luci e colori trasmettono precise sensazioni, lasciando un ricordo ben definito a coloro che visitano il museo. Infatti ad oggi, tale luogo non riveste più solo la semplice funzione informativa ma diventa promotore di cultura con l’obiettivo di raccontare la storia di ogni opera, il contesto nel quale la stessa è stata realizzata. Inoltre, il valore aggiunto è rappresentato dalla volontà di voler istruire coinvolgendo il visitatore in prima persona, facendolo sentire parte attiva del museo. È quindi fondamentale considerare l’allestimento delle opere: la posizione, l’altezza, la luce, le distanze, l’accessibilità di ogni singolo oggetto devono essere studiate al fine di assicurare il confort visivo del pubblico e la loro corretta e sicura conservazione. È quindi possibile suddividere la progettazione dell’allestimento museale in tre ambiti: il primo alla macroscala, concentrato sul rapporto esposizione-spazi espositivi, il secondo a scala intermedia, incentrato sulla relazione tra pubblico e opere e l’ultimo alla microscala, attento alle caratteristiche di ogni singolo oggetto.

L’evoluzione del museo dalle origini ai giorni nostri

Il museo, dal greco “mouseion = dimora delle muse”, ha origini molto antiche e assolveva la funzione di raccoglitore di opere e beni che costituivano il bottino di guerra. Per questo motivo il suo scopo principale era sì quello di informare e trasmettere ma anche quello di glorificare le gesta della dinastia regnante (musei di prima generazione). È solo nel corso del XVIII Secolo che il museo viene riconosciuto come vera e propria Istituzione, periodo durante il quale abbienti Signori donano collezioni di opere al fine di conservarle e di non disperderle. Alla fine del secolo, tali collezioni assumono carattere pubblico e per questo si allarga notevolmente la fascia di utenti che ne hanno accesso. È a partire dal 1814 che vengono edificati i primi musei pubblici in Europa settentrionale che riscuoteranno un crescente consenso tra gli utenti (musei di seconda generazione). Dal punto di vista architettonico, i primi musei presentavano una pianta centrale con ingresso e cupola sovrastante.

Le gallerie si disponevano invece attorno ad un patio. Successivamente si assiste ad un notevole ampliamento delle strutture, con nuove addizioni coperte e scoperte all’interno degli edifici esistenti. Tuttavia, è solo nel XX Secolo che si fa strada l’idea di realizzare musei ad hoc per ospitare le opere della cultura contemporanea e non più solo quelle appartenenti al passato. Si tratta di edifici dalle grandi dimensioni, progettati per accogliere opere ed eventi interattivi, finalizzati a lasciare il ricordo di un’esperienza vissuta agli avventori. Tali manufatti sono caratterizzati da una forte connotazione simbolica e curano molto il rapporto tra il contesto, lo spazio espositivo e l’opera. Ne è un esempio il Centre George Pompidou di Renzo Piano e Richard Rogers, edificato a Parigi nel 1977 con l’intento di creare il primo museo multifunzionale della città che fungesse anche da polo attrattore per l’intera zona. Infatti, si tratta del primo museo dotato di cinema, auditorium ed esercizi commerciali che ha valorizzato notevolmente un quartiere prima povero e poco sfruttato.

Altro celebre caso è rappresentato dal Guggenheim Museum di Bilbao, sorto nell’ambito di un programma di rigenerazione urbana datato 1993-96. Infatti, prima sul lotto sorgeva un’industria dismessa: l’obiettivo di Frank Gehry è stato quello di rivitalizzare uno spazio che si trova a ridosso del centro cittadino, dotandolo di un edificio in grado di ospitare grandi opere. L’ultima ed odierna generazione museale è caratterizzata da edifici e luoghi aperti che analizzano ed espongono caratteri culturali di una determinata zona o territorio (ecomusei, musei all’aperto).
Talvolta, si assiste al recupero e alla rifunzionalizzazione di strutture dismesse e che un tempo rivestivano funzioni diverse. Il Museo di Arte Contemporanea di Berlino, ad esempio, ha trovato luogo all’interno di una vecchia stazione ferroviaria sulla linea Berlino – Amburgo. Nel 1987, le addizioni hanno generato il complesso odierno che non si distingue tanto per la particolarità degli spazi, quanto per le feste e le opere contemporanee che ospita. Nei musei di oggi, spesso sono previste attività aggiuntive rispetto a quelle classiche espositive, studiate sull’evento che ruota attorno alla specifica mostra. È un approccio diverso che vuole rendere più partecipe il pubblico.

Ambienti tipo del museo contemporaneo

Premesso che ogni realtà museale è costituita da caratteristiche specifiche legate al luogo, alla cultura e agli obiettivi prefissati, è possibile ipotizzare una “struttura tipo” suddivisa nelle aree funzionali ricorrenti. La prima è la zona d’accesso, adibita all’accoglienza del visitatore e a tal fine munita di bancone per le informazioni e biglietteria. Nelle immediate vicinanze, ma in una zona più esterna, si trova l’area con bookshop, caffetteria e servizi igienici. Tale nucleo viene concepito come a sé stante ed è fruibile anche in orario prolungato rispetto a quello d’apertura del museo vero e proprio. Prossimo all’ingresso, si trovano il guardaroba e la zona di sosta dove i visitatori possono trovarsi in gruppi per le visite guidate. Talvolta questo spazio è dotato di sedute utili per l’attesa. Proseguendo, trovano luogo le sale espositive che si snodano secondo percorsi progettati ad hoc.

Ai piani superiori spesso trovano posto alcuni locali adibiti a funzioni diverse e necessarie al museo; si tratta degli uffici amministrativi, degli studi per il restauro e la valorizzazione delle opere, dei magazzini, mentre i depositi e gli archivi di solito vengono collocati nei piani sotterranei. Talora sono presenti anche aule didattiche, biblioteche e sale conferenze. Tali ambienti sono collegati tra loro attraverso percorsi che si distinguono in pubblici e privati: i primi sono necessari per le visite e l’accesso ai punti di servizio, i secondi invece vengono utilizzati dal personale del museo e dagli studiosi. Le due tipologie non devono mai incontrarsi ma entrambe devono assicurare l’accessibilità, la sicurezza e l’assenza di barriere architettoniche.

Componenti dell’allestimento

Il progetto dell’allestimento comprende la scelta delle tipologie espositive e dei pannelli esplicativi, lo studio illuminotecnico e il calcolo della luce artificiale necessaria ad ogni ambiente, la colorimetria, l’inserimento dei dispositivi climatici, la prevenzione di furto e incendio. Si tratta di elementi complessi ma indispensabili per la buona riuscita dell’intero museo e per il comfort psico-fisico dell’utente. Prima di tutto occorre analizzare la consistenza dell’edificio e delle parti che lo compongono, ovvero pavimento, pareti e soffitti. Il pavimento deve essere resistente, assicurare durevolezza nel tempo, facilità di pulizia e sicurezza. Infatti, occorre che le superfici non siano scivolose e che non vi siano ostacoli, al fine di garantire la libera fruizione a tutti. Per quanto riguarda il soffitto, è bene preventivare l’inserimento di controsoffittature indispensabili all’inserimento di un’illuminazione di tipo scenografico. Talvolta, pavimenti e soffitti fanno parte integrante dell’allestimento e contribuiscono a creare una specifica atmosfera. Allo stesso modo vanno considerate le pareti e le relative aperture: se da un lato la luce naturale che penetra nell’ambiente è di fondamentale importanza per raggiungere il comfort visivo, dall’altro è indispensabile prevedere delle schermature a protezione delle opere esposte. Queste ultime possono trovare sistemazione in diverse tipologie espositive, le principali sono:

ALLESTIMENTO APPESO
Scelto per opere che non necessitano di essere osservate a 360° come quadri, dipinti e carte storiche. L’appeso presuppone quindi una visione frontale ed è costituito da parete, pannello e appenderia (ganci, catene…).

ALLESTIMENTO APPOGGIATO
Diversamente dall’appeso, permette una visione a tutto campo dell’opera grazie alla presenza di un elemento che la eleva dal pavimento rendendola visibile dal migliore punto di vista. L’attrezzatura necessaria è formata dal basamento, dal piedistallo e dalla pedana.

ALLESTIMENTO SOSPESO
Ideato per tutti quegli oggetti che devono essere osservati dal basso o dall’alto, a 360°. Qui viene privilegiato il rapporto spazio-opera (dove lo spazio è costituito dal soffitto) e l’allestimento prevede funi, tiranti e ganci per appendere l’oggetto.

ALLESTIMENTO A PANNELLO
Comprende un piano sul quale ancorare l’elemento bi o tridimensionale; il pannello può essere prodotto in serie o artigianalmente ed è costituito da materiali diversi quali legno, PVC e metalli. Vi sono varie tipologie di pannello: semplice, a parete, appeso al soffitto o fissato al pavimento tramite elementi non invasivi. A seconda del tipo, il pannello sarà costituto da materiale più o meno pesante. Inoltre, l’allestimento può prevedere un singolo elemento, centrale rispetto all’ambiente o differenti pezzi accostati e sovrapposti.

ALLESTIMENTO PROTETTO
Necessario per opere che devono essere preservate dagli agenti esterni e dall’eventuale furto. La tipologia più diffusa è caratterizzata dalla vetrina, in grado di creare un ambiente separato da quello museale e con un microclima interno studiato sulle caratteristiche dell’oggetto contenuto. Vi sono diversi modelli di vetrina: separata, accostata e incassata. Questo tipo di allestimento può avere una distribuzione orizzontale o verticale; nel primo caso vi sono modelli piatti o inclinati (a leggio), mentre nel secondo è costituito da un basamento, una teca vetrata e un cappello contenente i dispositivi luminosi.

ALLESTIMENTO SPECIALE
Progettato appositamente sull’opera da esporre, non prevede un’attrezzatura standardizzata ma studiata su misura, ogni volta differente. È utilizzato frequentemente nelle mostre temporanee, quando l’artista vuole trasmettere un messaggio unico nel suo genere, combinando effetti speciali di carattere illuminotecnico, materico e sensitivo. Si tratta di una tipologia non convenzionale.

Il progetto e l'allestimento museale: esempi di allestimento appeso e protetto
Esempi di allestimento appeso e protetto. Fonte: http://www.promuseum-italia.com
Il progetto e l'allestimento museale
Esempio di allestimento speciale, studiato ad hoc per la specifica mostra
Fonte: https://www.coebiarredamenti.com

Oltre alla distinzione tra le varie tipologie, è importante specificare come l’allestimento possa essere di tipo artigianale o seriale. Per ciascuna delle due varianti vi sono alcuni pro e contro: se infatti l’ideazione di un’esposizione con componenti artigianali presuppone unicità e totale personalizzazione, è importante essere consapevoli che tali varianti implicano un costo più elevato. Infatti, il seriale risulta essere più economico e riutilizzabile, a scapito però dell’originalità e delle esigenze aziendali specifiche. Il metodo seriale è largamente utilizzato nell’ambito fieristico perché ritenuto ottimale grazie alla leggerezza, al semplice montaggio e smontaggio, al trasporto facilitato, alla riutilizzabilità ed alla durabilità dei suoi elementi. Ciò che occorre tenere sempre a mente è l’importanza dell’accessibilità del tipo di allestimento che deve prevedere la possibilità di osservazione per tutti, adulti, bambini, anziani e portatori di handicap. La ricerca del punto di vista ottimale è fondamentale per una progettazione educativa ed informativa rivolta a tutti, senza alcuna distinzione.

Il progetto illuminotecnico

Le scelte che riguardano l’aspetto illuminotecnico sono di fondamentale importanza per la buona riuscita del progetto museale. Per prima cosa occorre studiare il tipo di opera esposta e il messaggio che la stessa deve trasmettere, al fine di accentuarne i caratteri e farli notare dall’osservatore anche attraverso la corretta illuminazione. Inoltre, vi sono molti elementi che è bene tenere presenti poiché, a differenza di ambienti ad uso differente, il museo deve conservare e preservare beni di un rilevante valore. È per questo che vi sono svariati elementi che occorre analizzare: i vincoli a cui sono soggette le opere, gli aspetti organizzativi dello spazio e gli obiettivi dell’allestimento che devono rispettare la creatività ma soprattutto il budget prefissato. Per calcolare correttamente i parametri illuminotecnici è bene considerare le singole funzioni ricoperte dall’ambiente e dalle relative sotto zone. Infatti, vi saranno esigenze diverse in aree destinate all’accoglienza, all’esposizione, alla vendita e alla sosta.

Nel museo ogni fonte luminosa dev’essere scelta e posizionata secondo uno scopo preciso non lasciando nulla al caso. Per questo motivo è bene optare per apparecchi dalla luce diffusa, puntuale, dall’alto, direzionabile e con tonalità calda o fredda a seconda della necessità puntuale. È bene specificare come la Soprintendenza stabilisca regole generiche da seguire a seconda della tipologia e del materiale dell’opera che occorre esporre e illuminare. Infatti, l’illuminamento può causare effetti dannosi dovuti alle radiazioni infrarosse e ultraviolette; si va dai reperti insensibili alla luce, di natura inorganica come i metalli, dove sono concessi anche i 300 lux, a quelli molto sensibili alla luce come i quadri contenenti pigmenti, inchiostri e lacche, per i quali non si deve andare oltre i 50 lux. Un’illuminazione scorretta può causare il degrado precoce di tutti i materiali cartacei, come papiri e pergamene, che sono soggetti ad ingiallimento e sbiadimento e può portare anche all’infragilimento di materiali fotografici. Per risolvere questo tipo di problemi, è possibile usare le luci led che non trasportano i raggi dannosi. Impiegati nell’allestimento delle opere ma anche nell’illuminazione d’emergenza e nella segnaletica, hanno il pregio di avere dimensioni ridotte e di garantire una lunga durata. In ogni caso, anche questo tipo di lampadina va dimensionato e impiegato senza inutili eccessi.

In quest’ambito, è bene quindi prestare attenzione al tipo di opera che va illuminata poichè un quadro necessiterà di una luce diversa rispetto ad una scultura o ad un reperto storico, così come una fotografia sarà valorizzata in modo diverso rispetto ad un papiro antico. Inoltre, è importante tenere presente il messaggio che si vuole inviare al pubblico e i percorsi, se previsti, che si vogliono fare percorrere. A seconda del tipo di illuminazione desiderata, è possibile scegliere tra luce diffusa verso il basso, luce concentrata, luce delimitata e luce riflessa. Stabilito il tipo di luce è bene optare per i corpi illuminanti più adatti a fornirla poiché sul mercato ne sono presenti diversi modelli:

  • A soffitto > faretti con binario, plafoniere
  • Nel controsoffitto > faretti incassati, plafoniere
  • Da terra > lampade con piantana
  • A parete > applique

Con il passare degli anni, è cambiata molto l’idea di museo e sono state rivalutate le funzioni che lo stesso ricopre: si è diffusa l’esigenza di far vivere un’esperienza che emozioni il visitatore e gli lasci un ricordo positivo. A tale scopo contribuisce anche la luce attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie e grazie all’integrazione di effetti acustici e ottici in grado di emozionare il pubblico. Il museo diventa così percorso sensoriale dove gli apparecchi luminosi vengono collocati secondo disegni prestabiliti, dal forte impatto scenico. Un esempio di questo tipo di approccio è rappresentato dal “Desert Rose National Museum of Qatar” di Jean Nouvel, inaugurato il 28 marzo 2019 a Doha. I numerosi display luminosi e le stanze dotate di luci sensoriali, narrano lo sviluppo naturale ed antropologico del Quatar, ricoprendo sì un ruolo educativo ma anche emozionando e stupendo il visitatore.

Il progetto e l'allestimento museale: illuminazione scenografica museo in Quatar
Il progetto e l'allestimento museale: illuminazione museo in Quatar
Ambienti interni del museo con illuminazione scenografica – Quatar
Fonte: https://www.floornature.it/jean-nouvel-desert-rose-national-museum-qatar-14574/

Il recente sviluppo del museo del territorio e del museo scientifico

Nel corso degli ultimi decenni si è diffusa sempre di più la necessità di trasmettere alle generazioni future gli usi e le tradizioni proprie di una specifica realtà territoriale. È in questo modo che hanno trovato ragion d’essere i musei del territorio, progettati come contenitori di cultura locale e destinati ad un più ampio bacino di utenza. Una delle caratteristiche che li contraddistingue, è l’autenticità e la semplicità dell’allestimento, studiato per informare in maniera efficace e tramandare ai posteri elementi appartenenti alla cultura locale. Il progetto museografico degli ambienti interni viene studiato a seconda dell’intento e delle peculiarità proprie degli oggetti esposti. Un’idea ricorrente è quella di concepire l’allestimento come parte integrante dell’ambiente, fruibile dal visitatore in maniera diretta senza elementi chiusi e divisori. L’intento è quello di garantire all’utente un coinvolgimento diretto e stimolarlo alla scoperta in maniera più efficace, facendolo diventare parte attiva del processo conoscitivo.

Tuttavia, qualora vi siano oggetti dalle dimensioni ridotte e dall’elevato valore, gli stessi saranno conservati ed esposti all’interno di teche e vetrine. Inoltre, un altro aspetto importante del museo etnografico riguarda la capacità di coniugare il passato ed il presente: esso è sì testimonianza e memoria locale di un tempo ma deve sviluppare metodi conoscitivi diffondendoli in chiave moderna. Grazie alle tecniche innovative e ai mezzi contemporanei, il trascorso dev’essere comunicato adattandosi ai bisogni odierni, solo in questo modo la cultura si fa stimolante e coinvolgente. Effetti ottici, colori, luci e suoni devono trasmettere un messaggio e lasciare un ricordo. Dal momento che il museo oggi non riveste più solo la funzione informativa ma anche e soprattutto quella formativa, è sempre più diffusa l’integrazione di attività ed esperienze didattiche legate all’esposizione. A tal fine, l’allestimento tipo prevede pannelli interattivi, video-documentari, percorsi emozionali e specifici laboratori che comprendono anche attività pratiche. Tali servizi educativi sono di fondamentale importanza per il museo etnografico e permettono al pubblico di fruire attivamente degli spazi espositivi favorendo l’apprendimento ed il coinvolgimento rispetto ai temi trattati.

Allestimento del museo dell'artigianato Valdostano a Fenis
Ambienti interni del MAV – Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione, Fenis (AO)
Fonte: http://www.allestimentimuseali.beniculturali.it

Molto simile al museo territoriale, il museo scientifico si pone come obiettivo quello di promuovere la cultura appartenente all’ambito delle scienze e della tecnologia. Introdotti per restituire un valore pregevole alle scoperte in campo scientifico, come si era soliti fare per i beni artistici, nel corso della storia subiscono molti cambiamenti. Infatti, all’origine si presentavano come sedi dall’aspetto austero dove venivano conservati oggetti contenuti all’interno di teche e vetrine che non potevano essere toccati in nessun modo. È a partire dagli anni ’60, che i musei scientifici subiscono una crisi causata dall’introduzione dei centri per le scienze. Questi ultimi si pongono sì come testimoni del passato ma anche come poli attrattori interattivi che si servono di un approccio di tipo ludico – educativo nei confronti del visitatore. Infatti, l’aspetto didattico e formativo assume qui un’importanza fondamentale: l’osservazione, l’interazione e l’esperienza diventano prerogative da considerare sin dalle prime fasi progettuali. Il pubblico diventa protagonista della visita grazie all’allestimento che comprende isole interattive e percorsi in cui è possibile toccare con mano l’opera esposta.

Si tratta di un approccio che pone la scoperta al centro di tutto: nessuna sequenza è imposta, l’accesso è libero e il visitatore deve partecipare in maniera sensibile all’evento. Con il museo della scienza viene messo in discussione il modello classico di tale categoria con l’obiettivo di invogliare il visitatore a partecipare in maniera non più passiva come in passato. L’esposizione di tipo scientifico interessa diverse tipologie di evento e museo: le città delle scienze dove l’allestimento interessa la scala urbana, i centri di servizi alla didattica istituiti per insegnare, i lunapark scientifici introdotti per il divertimento e ancora le agorà scientifiche progettate per svolgervi convegni e meeting.

Il progetto e l'allestimento museale: Citè de la Science et l’Industrie a Parigi
Spazio espositivo interno della Citè de la Science et l’Industrie – Parigi
Foto: B. Ravaux EPPDCSI da www.parissecret.com/cite-des-sciences-programme-paris/

Infine, una tipologia museale che si è diffusa ampiamente soprattutto in America è rappresentata dai musei universitari. L’obiettivo di tali istituzioni è duplice: conservare e tramandare il progresso scientifico attraverso l’esposizione di esempi concreti e la trasmissione di studi e ricerche svolte presso la sede stessa. Infatti, le università sono manufatti materiali dove la formazione e la sperimentazione continua la fanno da padrone. Per quanto riguarda l’allestimento all’interno di tali tipi di museo, spesso è costituito da vetrine e scaffalature predisposte secondo le caratteristiche tecnologiche e formali degli edifici e lascia meno spazio alla creatività e al coinvolgimento dell’utenza. Armadi e scaffali a tutta altezza in legno, teche antiche e vetrine arredano grandi aule dove talvolta si svolgono le lezioni. Si tratta di una tipologia espositiva molto diversa dall’idea classiche che si ha del museo ma anche dalla sua diretta evoluzione volta a stupire e coinvolgere il visitatore.

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